DIARIO DI UN INCUBO GIUDIZIARIO. MILENA BERTANI SI CONFESSA

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Diario di un incubo giudiziario. Milena Bertani si confessa con David Parenzo. David Parenzo, direttore del Clandestino, firma l’intervista all’ex assessore regionale lombarda Milena Bertani, colpevole di innocenza. L’articolo, pubblicato nel numero zero del nostro quotidiano che sarà in edicola da martedì 24 novembre, è stato presentato da Antonello Piroso durante la trasmissione NDP. È la mattina del 21 settembre del 2000. Milena Bertani, assessore al Bilancio della Regione Lombardia, sta per uscire di casa. Alle 7.30 deve partecipare ad una trasmissione televisiva per discutere uno dei tanti provvedimenti di cui si sta occupando. “Ero totalmente impreparata a quello che mi stava per cadere addosso.

”Ancora oggi, a distanza di nove anni, quando le chiedo di ricordare la vicenda giudiziaria che l’ha vista protagonista, quasi si commuove: eppure questi dovrebbero essere giorni felici. Da ieri Milena Bertani è una persona completamente libera.

Il clandestino: Che ricordo ha di quella giornata? Quel giorno dovevo andare a Telelombardia per parlare di un provvedimento che riguardava il mio nuovo incarico di Assessore. Erano le sei e mezza e sento suonare il campanello. Io abito in un piccolo Comune alle porte di Milano, Casorezzo. In paese mi conoscono tutti. Quella mattina, vengo a sapere solo qualche giorno dopo, la Guardia di Finanza vaga per più di mezz’ora per le strade del Paese alla ricerca della mia casa! Oggi a ripensarci mi fa quasi sorridere. Provi ad immaginarsi la scena. Un paesino di poco più di quattromila abitanti e una pattuglia della Gdf che non sa dove andare. Allora fermano degli operai che stanno asfaltando la strada e chiedono della casa dell’assessore Bertani!
Il clandestino: Sembra una scena tratta da un film dei fratelli Vanzina…! Peccato sia una storia vera! La mia. Sto finendo di vestirmi e suonano alla porta. Quando apro e mi rendo conto di che cosa sta per accadere, passano pochi istanti che rimarranno per sempre nella mia vita. Mi notificano un provvedimento contenente un’accusa pesantissima: abuso di ufficio per due gare d’appalto e associazione a delinquere. Mi chiedono di seguirli in Regione nei miei uffici e mi spiegano che posso fare solo una telefonata. A quel punto chiamo il mio segretario, spiego che cosa mi sta accadendo e gli faccio disdire tutti gli appuntamenti della giornata per motivi di salute.
Il Clandestino: immagino il resto della storia. Perquisizione negli uffici e poi le avranno notificato il giorno del primo interrogatorio. Magari fosse così! Il mio interrogatorio era previsto per il 4 ottobre, giorno del mio compleanno, poi spostato al 6 senza sapere perché! Quindi passo 16 giorni in un limbo giudiziario. Non mi dicono più nulla salvo che il 13 dicembre vengo arrestata con l’accusa di essere “promotore e organizzatore di un’associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta.” Da quel giorno sono ai domiciliari. Non posso rispondere al telefono, non possono accedere ad internet e non posso ricevere persone a casa mia. Per 50 giorni questa è stata la mia vita.
Il Clandestino: in quei giorni la televisione la guardava? Leggeva i giornali? Che cosa scrivevano di Lei? I giornali erano terrificanti. Usavano le notizie del Palazzo e pubblicavano stralci dell’ordinanza. Mi faceva impressione leggere frasi che i miei collaboratori avrebbero pronunciato parlando di me. Quelle frasi, estrapolate dal contesto, mi dipingevano come una criminale. Pensi che in quei giorni ho passato il mio tempo a leggere più di 50 mila pagine di intercettazioni telefoniche. 50 mila pagine. Si rende conto?
Il Clandestino : Quando si è dimessa dal suo incarico? Lei, come si dice in questi casi, si è difesa nel processo non dal processo. Il 18 dicembre mi dimetto dal mio incarico di assessore. Lo faccio di mia spontanea iniziativa perché ritenevo fosse il modo migliore per affrontare questa storiaccia. Questo però non è servito a nulla. Io ero comunque colpevole nonostante il processo non fosse ancora cominciato. Per giornali, tv, vicini di casa, il mio elettorato… tutti avevano già deciso.
Il Clandestino: Che ha fatto in questi 9 anni? È scomparsa. In questi nove anni fino al 2005 sono rimasta consigliere regionale, passando però il mio tempo nei tribunali e non perdendomi mai neppure un’udienza. Poi, nel 2005 mi ricandido alle Regionali ma ovviamente non vengo rieletta. Del resto che cosa potevo dire ai miei elettori? Intanto nel 2002 vengo nominata presidente del Parco del Ticino, nomina bipartisan voluta dai sindaci della zona, e finalmente iniziano ad arrivare le prime assoluzioni.
Il Clandestino: Mi sembra un bel lieto fine… Tutto bene un corno! Questa vicenda si sarebbe potuta chiudere già nel dicembre 2005 perché la Cassazione respinge il ricorso della Procura dicendo che era inammissibile. Io quindi ho buttato via ben 4 anni secchi della mia vita per niente. Ho dovuto aspettare l’11 novembre 2009 per avere in mano la MIA SENTENZA DEFINITIVA di assoluzione. La notizia è che da mercoledì sono una persona davvero libera.
Il clandestino: Quanto ha speso per difendersi? Per questa mia vicenda processuale ho speso qualche centinaia di migliaia di euro. Ma non è questo che conta. Ciò che conta è la dignità, la dignità delle persone. In questi giorni si parla tanto della durata dei tempi del processo. Sono almeno 20 anni che il problema esiste! Il cittadino sottoposto a indagine deve sapere quale sarà il suo futuro. Io da libero professionista quale sono, se sbaglio pago. Nel mio caso chi ha investigato su di me pagherà mai per l’errore commesso?
Il Clandestino: Tornerà a fare politica? Oggi è dura. Io sono fuori dal giro oramai. Non è semplice. Oggi mi occupo di problemi ambientali legati alle aree protette. Se dovessi scegliere mi piacerebbe ripartire da dove avevo lascito 9 anni fa il mio incarico.
Il Clandestino: Le vicende di questi giorni che cosa ci dovrebbero insegnare? Se si potessero evidenziare le tante storie come le mie, nessuno potrà più negare che esiste un problema giustizia! Che c’entra Berlusconi o il Cosentino di turno? Ogni caso è una storia a sè. Possibile mai che non si riesca a risolvere i problemi della giustizia? Ogni volta, usando l’alibi di Berlusca, non si fa mai nulla…. Di David Parenzo

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