IN OSTAGGIO DELLA GIUSTIZIA TRA ARRESTI E VETI INCROCIATI

9 nov. – di David Parenzo. Nulla di nuovo. Laddove la politica non riesce a decidere, arriva la magistratura. Il caso di Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia e probabile candidato della Pdl in Campania, è emblematico. L’On. campano è stato infatti raggiunto dalla richiesta di custodia cautelare con l’accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Da tempo all’interno del centro-destra si discuteva dell’opportunità di candidarlo alla guida della regione. All’improvviso ecco arrivare il ‘deus ex machina’, ovvero l’inchiesta giudiziaria. Cosentino, forte dell’appoggio dell’apparato ma non del territorio, di fronte a queste accuse a pochi mesi dal voto, dovrà necessariamente farsi da parte.
Ora si riapre il ‘toto nomine’: salgono Caldoro, Viespoli e Mara Carfagna. Ma ancora una volta la storia insegna. Perché si è aspettato l’intervento dei magistrati anziché far intervenire la politica a togliere le castagne dal fuoco?
Dal 1992 il copione rimane sempre lo stesso. La giustizia attende da più di un ventennio di essere riformata, i processi durano anni e la certezza della pena va a farsi benedire, con buona pace del dettato costituzionale. Non per nulla il tema giustizia è stato al centro del faccia a faccia di oggi tra Berlusca e Fini.
Il paletto messo dal Presidente della Camera è uno: “Giusto rendere brevi i tempi dei processi ma niente prescrizione breve”. La preoccupazione principale della terza carica dello Stato non riguarda i processi in cui è coinvolto il Premier, bensì l’armonizzazione delle immunità con quanto previsto in Europa: “Abbiamo in Italia un assetto di tipo legislativo originale. Mentre infatti i parlamentari nazionali non godono di alcuna immunità, quelli europei sì. Già questa considerazione dimostra che discutere dell’opportunità dell’immunità parlamentare non è un’ipotesi che deve destare scandalo”.
Come finirà? Il Premier deve risolvere le questioni giudiziarie che lo riguardano, mentre Fini guarda oltre e pensa già al domani. Il problema, per citare Rainer Maria Rilke, è che “il futuro entra in noi ancor prima che accada” .
